LA RACCOLTA DI UN PATRIMONIO STORICO RILEVANTE.(parte prima)

 



1. L’archivio fotografico del Gruppo Misa

Tra la fine del 1987 e i primi mesi del 1988 lo sviluppo del progetto documentario, del Museo Comunale d’arte moderna di Senigallia ha portato, su proposta del prof. Carlo Emanuele Bugatti, alla creazione di alcuni archivi specialistici, tra cui uno dedicato alla fotografia. In questo ambito fu attuato il proposito di costituire un settore di ricerca e documentazione dedicato all’Associazione Fotografica “Misa” che, proprio a Senigallia, aveva avuto l’ inizio e il suo sviluppo. La realizzazione di un centro pubblico di documentazione permanente si è potuta concretizzare, nel tempo, prendendo l’avvio da una prima rassegna “programmatica”, allestita presso la Rocca Roveresca. Nell’occasione fu esposta una raccolta di decine di fotografie dei principali esponenti del gruppo “Misa” come Giuseppe Cavalli, Paolo Bocci, Piergiorgio Branzi, Adriano Malfagia, Silvio Pellegrini, Mario Giacomelli, Ferruccio Ferroni.

L’intento ricostitutivo della documentazione fu facilitato dalla collaborazione lungimirante, prestata alla direzione del Musinf, da alcuni protagonisti del Gruppo Misa, primi fra tutti Ferroni, vero storico ed archivista del sodalizio fotografico e Giacomelli.

Il lavoro di ricerca dedicato dal Musinf all’Associazione Fotografica Misa è stato lungo e non limitato solo a salvare dalla disper¬sione le opere preziosissime, di artisti entrati ormai a pieno titolo nella storia culturale italiana. Infatti il progetto complessivo è stato anche quello di ricostruire, attraverso la raccolta documentaria, la catalogazione e lo studio, un intero patrimonio cul¬turale cittadino. Di qui l’importanza attualmente riconosciuta , anche a livello internazionale all’Archivio del Musinf, come centro coordinatore dell’opera di documentazione sull’attività creativa e sulla personalità dei fotografi aderenti al Gruppo.

2. Giuseppe Cavalli e la genesi del Gruppo Misa

Caposcuola ed ispiratore dell’Associazione Fotografica “Misa”, che prende il nome dal fiume che attraversa Senigallia, è stato Giuseppe Cavalli, avvocato di professione. Nato a Lucera nel 1904 e morto a Senigallia nel 1961. Fratello gemello di Emanuele Cavalli, protagonista di spicco della vicenda della scuola Tonale romana di pittura, aveva iniziato a fotografare verso il 1930 . Nel 1942, con alcuni amici aveva fondato il “Gruppo degli Otto” segnalato all’attenzione della critica nazionale attraverso il volume “Otto fotografi italiani d’oggi”. In questa pubblicazione sono contenute le premesse iteoriche ed estetiche del gruppo “La Bussola” al quale Cavalli diede vita nel 1947 a Milano, assieme a Mario Finazzi, Ferruccio Leiss, Federico Vender, Luigi Veronesi e Vincenzo Balocchi. Proprio nel manifesto programmatico della Bussola si trovano passi illuminanti sulla distinzione tra fotografia “artistica” e “documentaria”.

“Noi crediamo alla fotografia come arte” scriveva il manifesto” sottolineando come questo mezzo di espressione moderno e sensibilissimo, con l’ausilio della tecnica, messa a disposizione da chimica, meccanica e ottica, avesse raggiunto “la duttilità, la ricchezza, l’efficacia di un linguaggio indipendente e vivo, consentendo agli operatori della fotografia di essere ai poeti con l’obiettivo come con il pennello, lo scalpello, la penna”. Dal fatto che “con l’obiettivo si possa trasformare la realtà in fantasia, indispensabile e prima condizione dell’arte”, Cavalli ha fatto conseguire la necessità di allontanare la fotografia, che abbia pretese di arte, da quanto considerava come “il binario morto della cronaca documentaria”. Già il Manifesto precisava che: “in arte il soggetto non ha nessuna importanza. E che quel che soltanto importa è che l’opera, qualunque sia il soggetto, abbia o meno raggiunto il cielo dell’arte: sia bella o no.” Partendo da questi principi Cavalli attivò la fondazione del Gruppo Misa, la sua “Scuola”. Essa propose immagini a toni alti , attente al rigore compositivo. Critico appassionato quanto polemico, scrisse molti saggi sulla fotografia. Furono pubblicati nelle principali riviste specializzate del tempo, come “Ferrania” e “Fotografi”.

Lo statuto dell’ associazione Misa, data gennaio 1954. L’attività dell’associazione si caratterizzò subito come molto animata e uscì ben presto dall’angusto ambito provinciale, con una prima grande mostra , allestita a Roma presso la sede dell’Associazione Foto¬grafica Romana. Erano passati appena quattro mesi dalla costituzione del gruppo. Alla rassegna parteciparono quasi tutti coloro che hanno legato il loro nome alla parabola di successi, percorsa in circa un decennio di attività dall’associazione : oltre naturalmente a Giuseppe Cavalli, Vincenzo Balocchi, Paolo Bocci, Piergiorgio Branzi, Bruno Bulzacchi, Luciano Ferri, Ferruccio Ferroni, Mario Giacomelli, Francesco Giovannini, Adriano Malfagia, Guelfo Marzola, Giuseppe Moder, Bice De’ Nobili, Giulio Parmiani, Silvio Pellegrini, Lisa Ricasoli, Sandro Rota, Bruno Simoncelli. Cavalli, è stato il teorico della purezza dei “toni alti”, tanto che alcuni suoi detrattori erano usi dire ironicamente che dopo Cavalli poteva esistere solo il foglio bianco, La morte di Cavalli, ma soprattutto la personale evoluzione indusse alcuni membri del gruppo a seguire strade autonome, porta¬ndo infine alla conclusione dell’esperienza di quella che oggi ormai viene definita come “Scuola Misa”.

3. Mario Giacomelli, Piergiorgio Branzi e Ferruccio Ferroni

Il maggior successo internazionale, tra gli artisti del gruppo Misa è stato raggiunto da Mario Giacomelli Notevole è stata anche l’affermazione di alcuni autori come Ferruccio Ferroni e Piergiorgio Branzi. Mario Giacomelli era stato salutato subito dalla critica come l’uomo nuovo della fotografia italiana. Ancora bambino aveva perso il padre e a tredici anni era garzone in una tipografia di cui divenne, col tempo, comproprietario. L'ospizio di Senigallia, dove la madre la¬vorava come lavandaia, è stato per lui una frequentazione quotidiana, tanto che diventerà uno degli sfondi più celebrati della sua produzione. Allievo di Cavalli, Giacomelli dopo una breve esperienza nel Gruppo Misa , a seguito di alcune sperimentazioni in pittura e poesia, già dal 1954 procede alla raccolta delle opere, come racconto fotografico e successione di immagini. Si caratterizza per una stampa fortemente contrastata, che diviene una cifra linguistica immediatamente riconoscibile. Alle sue opere, universalmente apprezzate, sono state dedicate mostre presso i più prestigiosi musei del mondo.

Piergiorgio Branzi ha condiviso con Giacomelli l’attenzione per una svolta linguistica rispetto alle teorizzazioni stilistiche di Cavalli. Nato a Firenze, 1928, dopo aver compiuto studi classici ha interrotto gli studii universitari per dedicarsi alla fotografia, folgorato dalla scoperta dell' opera di Cartier-Bresson. Stretti sono stati i suoi rapporti umani e creativi con Cavalli, Balocchi e Camisa. E’ stato affiliato ai gruppi La Bussola (1947) e Misa (1954), che costituirono vere officine di sperimentazione per lui, già orientato verso una fotografia narrativa e documentaria. Negli anni '60 ha intrapreso, con enorme successo, la carriere giornalistica, prima sulla carta stampata, quindi come inviato dall'estero della RAI. Dal soggiorno a Mosca è nato il suo Diario Moscovita. Ferruccio Ferroni è, anche lui, considerato uno dei padri della fotografia italiana. Nato a Mercatello sul Metauro nel 1920, è stato tra i fondatori del Gruppo Misa e si è manifestato come interprete rigoroso e coerente della lezione di Cavalli. Nel 1999 il volume fotografico "Immagini inventate", dedicato alla sua fotografia, edito dal Comune di Fermo e dalla Fondazione Carifermo ha ottenuto il premio speciale quale miglior libro fotografico alla biennale "FOTOPADOVA".


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