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| MUSINF NUOVE ACQUISIZIONI: LE CARTOLINE D’AUTORE DI MARIO CARAFOLI |
Prosegue al Musinf in collaborazione con la famiglia di Mario Carafoli, il progetto di catalogazione delle fotografie dell’artista. Durante l’estate scorsa era stata presentata al palazzo del Duca la catalogazione di una prima serie di fotografie di Carafoli. Negli ultimi giorni Domizia Carafoli ha fatto pervenire al prof. Bugatti, direttore del Museo comunale d’Arte Moderna di Senigallia, una suite di cartoline d’autore, che erano state edite a Milano e riproducenti fotografie di Carafoli. Le cartoline sono state catalogate, digi-talizzate ed esposte nella bacheca del Musinf dedicata alle nuove acquisizioni. “L’uso delle cartoline d’autore, che Carafoli aveva cercato di lanciare anche in Italia, merita attenzione, perché propone di documentare le città secondo la visione degli artisti e quindi al di fuori delle visioni di genere. Nella suite di cartoline, ora esposte al Musinf, Carafoli mostra una Milano inedita. Di rilievo, tra le altre, l’immagine del cortile dell’Accademia di Brera.
In omaggio a Carafoli, nell’ambito delle attività del corso di fotogiornalismo, Giorgio Pegoli ha proposto, per sabato prossimo alle 18, agli allievi del corso da lui coordinato, una lezione sulle modalità con cui Carafoli ha affrontato il tema della città nelle sue cartoline d’autore.
Mario Carafoli era nato a Corinaldo il 12 maggio 1902. Aveva iniziato la carriera di giornalista alla Stampa di Torino e poi alla Gazzetta del Popolo. Negli anni Trenta, quando era giunta in Italia la macchina fotografica Leica, l’aveva subito acquistata e, da quel momento, non aveva più concepito il gior-nalismo senza foto. Questo amore di Carafoli per l’immagine era stato in largo anticipo sui tempi. La sua è una fotografia legata alla realtà, ma resa lieve dalla poesia. Nel 1944 aveva attraversato in bicicletta l’Italia devastata e le linee tedesche, in un viaggio avventuroso e romanzesco da Torino a Corinaldo. Dopo la guerra per la Ferrania aveva realizzato, con geniale intuizione, quelli che chiamava i film a immagini fisse. Si trattava di raccolte di diapositive a tema monografico, accompagnate da un suo commento. Il primo di questi film, nel ’59, era nato dalla sfida di scoprire i colori della città considerata la meno pittoresca d’Italia: Vita e colore di Milano. Fu un successo cui seguirono Sguardo alle Marche e Il Segreto di Volterra.
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